SCUOLA DELL’INFANZIA, INTERCULTURA E COMUNITÀ: COME LE SFIDE INCLUSIVE SVILUPPANO LE RISORSE SOCIALI DI UN TERRITORIO

La ricerca nazionale e internazionale mostra l’importanza delle istituzioni scolastiche ed educative per una buona integrazione sociale e lavorativa dei giovani immigrati e delle seconde generazioni (Granata, 2011),  e la risorsa che, in particolare le istituzioni scolastiche possono rappresentare nella quotidiana promozione di dinamiche inclusive.
I servizi rivolti alla prima infanzia diventano in questo quadro particolarmente utili anche alle famiglie straniere: sembra, infatti, gradualmente cambiare da parte loro l’utilizzo e le richieste alla scuola dell’infanzia, che permane ancora primo contesto di educazione extra-familiare per queste famiglie (i servizi di nido, infatti, risultano ancora poco frequentati). La scuola dell’infanzia si configura come “ponte” rispetto alla realtà locale e il ruolo delle insegnanti può diventare di volta in volta quello di educatrici familiari, di prime “diagnoste”, “inventandosi” forme originali di caregiving del bambino e della sua famiglia.
L’educazione interculturale delle diverse componenti sociali e professionali si configura quindi come uno strumento oltremodo necessario per comprendere l’interrelazione delle numerose questioni sociali legate alla presenza dei bambini di cittadinanza non italiana nelle scuole. Gli studi sulle dinamiche inclusive nella scuola dell’infanzia sono spesso confinati a specifiche realtà locali, a progetti rivolti ai soli bambini e non estesi a considerazioni di più ampio respiro (Favaro, 2010; Favaro, Genovese, 1996; Gobbo, 2000; Besozzi, 2008; Valtolina, 2009; Besozzi et al., 2012).
Diventa quindi particolarmente strategico comprendere quali sono gli altri importanti attori del processo inclusivo, anche a livello socio-comunitario.
L’obiettivo del progetto “Scuola dell’infanzia, intercultura e comunità” - promosso dalla Federazione e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto - muove da tali considerazioni per considerare il rapporto fra l’istituzione scolastica, le famiglie e la comunità locale come parte integrante del processo inclusivo, che si ripercuote non solo sull’accoglienza delle famiglie straniere, ma sull’innalzamento della qualità educativa per tutti, come afferma la ricerca sul tema (Ongini, 2009, 2011; Favaro, 2010).
Nello specifico della realtà trentina, le scuole dell'infanzia accolgono bambini di cittadinanza non italiana in percentuali maggiori rispetto alla media nazionale e per tali caratteristiche esse, e quelle associate alla Federazione Provinciale Scuole Materne di Trento in particolare, divengono un osservatorio sociologicamente rilevante e una realtà-laboratorio per la sperimentazione di prassi innovative per l’estensione dei propri risultati anche ad altre realtà territoriali, dentro e fuori il Trentino.
La concentrazione della ricerca su esperienze di sviluppo di comunità e di relazione scuola-famiglia rimanda inoltre ai fondamenti stessi dell’esperienza trentina, come rimarcano gli “Orientamenti dell’attività educativa della scuola dell’infanzia” (Provincia Autonoma di Trento, 1995, p. 3): “la scuola dell’infanzia (…) riconferma la propria rilevanza e specificità istituzionale all’interno della stessa comunità, entro la quale intesse una complessa e variata rete di relazioni, che appaiono vitali al fine del più completo sviluppo personale del soggetto".
In tal senso risulta rilevante prendere in considerazione l’importante investimento della comunità locale di fronte alle nuove famiglie (migranti, miste, inter-religiose, ecc.) che si riferiscono alle scuole dell’infanzia trentine, le quali si configurano sempre più come snodo di frontiera nell’accoglienza di bambini e famiglie migranti e come collegamento con la comunità intera.
Il progetto "Scuola dell'infanzia, intercultura e comunità", particolarmente inserito nel contesto trentino sia in termini di orientamento teorico-pedagogico sia nei termini di effettiva opportunità e strategicità rispetto alle comunità locali, mira ad approfondire le dinamiche di convivenza sociale dei territori più interessati dal fenomeno migratorio e promuovere esperienze di sviluppo di comunità e di incontro tra scuole e famiglie. Esso si configura come un’esperienza pilota di coinvolgimento di famiglie migranti e autoctone in progetti di costruzione di una rete sociale e solidale attorno alle loro esperienze educative e attorno ai loro figli, rappresentanti dello sviluppo delle stesse comunità. Le ricerche finora condotte sul coinvolgimento di genitori migranti nelle scuole sono concordi nell’affermare che entrare a scuola, anche come volontari, permette di poter fare esperienza del contesto scolastico, tanto più utile perché favorisce l’accesso alla comprensione delle pratiche scolastiche.)